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QUI SI FERMA IL CINEMA E COMINCIAMO NOI, stronzi.
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domenica 4 dicembre 2011

Dogtooth

C'è questa famiglia di padre, madre e tre figli post-adolescenti (due femmine e un maschio, tutti privi di nome) che se ne sta in un villino recintato nel mezzo del fottuto nulla. E' il padre che li ha recintati lì dentro. Dalla nascita.

Dalla casa esce solo il padre per le seguenti ragioni:

- comprare cibarie;
- fare lavori di dubbio interesse per tirar su un po' di grana;
- procurare delle puttane al figlio maschio che avendo scollinato oltre i 14 anni stava cominciando a farsi delle domande sul perché dal suo pene ogni tanto uscisse della vinavil.

O anche per tornare in queste condizioni:



Non essendoci né internet né la tv, i tre giovani non hanno granché da fare, per cui si adoperano da par loro. C'è chi gioca a inspirare anestetici da un panno umido, chi usa le cesoie per accarezzare un gatto indefesso e chi si diverte a mettere pollici sotto l'acqua bollente per vedere quanto resiste prima di perderne l'opponibilità.
Il diversivo più grande rimane comunque un inesistente fratello che dovrebbe vivere al di là delle mura che cingono la casa e a cui ognuno si rapporta in maniera diversa. Lo si può prendere a pietrate come anche lanciargli fette di torta per aiutarlo a sopravvivere.

Nel frattempo i genitori educano la prole con test a crocetta e registrazioni in cui danno significati alternativi alle parole (ad esempio, zombie = piccolo fiore giallo), di modo che essi non sospettino che fuori c'è qualcosa di figoso e anzi si beino della loro condizione di figli ben protetti.

 Una delle figlie dopo che sua madre le ha chiesto 
di coglierle qualche zombie profumato


Solo che a un certo punto la puttana che viene per far orgasmare il maschio comincia a barattare oggetti provenienti dal mondo reale con leccate di figa da parte di una delle due femmine. E da lì è il parapiglia: coltellate, pesca sportiva in una piscinetta per lattanti, qualche incesto, gente che lancia videoregistratori e addirittura una meritevole imitazione del match Rocky vs. Apollo Creed.
Il finale agghiacciante spiega il titolo.


Tratto da una pippa mentale senza precedenti, questo ambizioso film greco strizza l'occhio a Solondz, al primo Von Trier, a Pasolini e a qualche porno con Ava Devine. Sa di capolavoro, forse non lo è, ma certo non si può rimanere indifferenti di fronte alla sequela di scene ammorbanti e all'ingenuità (o forse all'idiozia) dei personaggi che lo abitano. Disturba su un piano etico e concettuale, prima che visivo.
Per quelli che non si accontentano mai, interessante anche la lettura socio-politica: popolo asservito a un governo che non lascia passare le info, finché non arriva lo straniero che corrompe i cittadini e il giochino si rompe.
Guardatelo e non sentitevi in dover di ringraziarmi.


Giudizio critico: ***/

domenica 16 ottobre 2011

Delicatessen


Siamo in un posto non meglio precisato della Francia rurale, in un anno non meglio precisato di domineddio. In tutto questo non saper niente di niente la costante è che ci si mangia a vicenda che è un piacere. Il capo degli stronzi è ovviamente il macellaio del paese, che dall'alto della sua incommensurabile bruttezza guida i suoi coinquilini al cannibalismo.
La sua strategia: attirare malcapitati nel suo negozio attraverso annunci di lavoro farlocchi, disossarli col machete e mangiarne a piene mani, vendendo poi gli avanzi a caro prezzo.

A questo punto arriva Louison, un pagliaccio con la faccia di plastica che dovrebbe essere la prossima vittima. 

Louison che gigioneggia, non avendo ben chiaro il futuro che lo attende
  
Il macellaio prontamente gli palesa il futuro che lo attende

Solo che la figlia del macellaio si innamora di questo Louison. E pur avendo le stesse diottrie di un talpone secolare, quando c'è da mettere in piedi dei disordini civili con protagonisti uomini anfibio per salvare il suo amato, lei ci vede benissimo. Infatti li mette in piedi.

Mentre l'organizzazione della devastazione anfibia ha luogo, compaiono sullo schermo svariati personaggi improponibili, come ad esempio:

- un inventore che inventa, tra le altre cose, un marchingegno che rivela le stronzate che dice la gente, e lo brevetta giustamente come Rivelatore di stronzate:

Tra le altre invenzioni: un topo-goldone

- un tizio che entra e dice: "questo bordello è una fabbrica di scoregge", poi se ne va e non riappare più;

- una frigidona che tenta più volte di suicidarsi. In quella che sembra la volta buona cerca di spararsi ma colpisce la corda con cui voleva contestualmente impiccarsi e nel cadere a terra sputa le pillole con cui voleva contestualmente avvelenarsi.


A questo punto finalmente intervengono gli uomini anfibio che vivono nelle fogne e sono dunque perennemente dotati di impermeabili luminescenti. Uno di loro è chiaramente Rick Moranis non accreditato. Ma comunque Rick Moranis o no gli uomini anfibio fanno un gran casino nel condominio del macellaio e decretano la fine del film.


Uscito più di vent'anni fa, questo film francese è una delicatezza per palati strambi. Un pasticcio di grottesco e distopia che fa ghignare, alle volte fa un po' pena, ma in definitiva non può che lasciarvi gaudiosi per il livello complessivo di assurdità raggiunto.
Uno dei due registi è quello di Amelie e Alien: la clonazione. Non so perché ve l'ho detto e non so cosa dovreste aspettarvi in ragione di ciò.
Menzioni d'onore vanno al tizio che interpreta il macellaio, tale Jean-Claude Dreyfus, mostruosamente malvagio, e a tutti gli uomini anfibio per aver retto all'enorme pressione di dover recitare con Rick Moranis, per giunta in incognito.


Giudizio critico: ***

venerdì 7 ottobre 2011

Tideland: il mondo capovolto


Mi piace Terry Gilliam! Tralasciando i Monty Python, nemmeno paura e delirio a Las Vegas basterebbe per inquadrarlo. E' di un visionario stile fuso di testa, di quelli che sembrano vogliano dire cose e allora tu stai lì a cercare di capire cosa cazzo significano le cose, ma finisci col ritrovarti semistordito, confuso e sì con qualche ideina per la zucca derivata dalle cose ma tutta rimescolata e incasinata e arrivato alla fine ti rendi conto... che il film ti aveva preso abbelva.

Succede così anche con questo Tideland, un film corredato da un sottotitolo in italiano di dubbia inventiva e utilità. Tiro a indovinare: ispirato dalla cover? ma che geniacci!

---Apro una parentesi: non vi hanno sempre fatto schifo quei sottotitoli inutili aggiunti ai titoli originali di un film? Certe volte si limitano a tradurre il titolo (e allora cosa li inserisci a fare di fianco al titolo originale? metti direttamente quello tradotto no? Diehard: duri a morire, Ghost: Fantasma, The Untouchables: gli Intoccabili) mentre altre volte ti sparano una parola o una serie di parole a caso, mooooolto vagamente riconducibili al titolo originale, stile brainstorming o altre volte spoileranti qualcosa della trama (ma a cosa cazzo serve? perché? Unbreakable: il predestinato, The Departed: il bene e il male, Burn After Reading - A prova di spia). grrr li odio grrr. Chiusa parentesi---

Dicevamo: Tideland è un film che ti prende la testa, ti mangia il cervello con scene allucinanti e poi te lo risputa fuori esponendolo tutto mangiucchiato alla dura e cruda realtà nella quale ti accorgi di avere visto un film in cui Jeff Bridges fa il morto.

Il succo è questo: c'è questa bambina (Jodelle Ferland) che vive con i suoi due genitori strafattoni in una specie di buco ed è bravissimissima a preparargli le dosi. A un certo punto la madre schiatta e il padre se la porta nella casa della nonna in campagna, un buco peggio di prima in mezzo al nulla per di più senza nonne. Tempo zero e stianta pure il padre. La bambina allora si rifugia nel suo mondo immaginario fatto di scoiattoli parlanti e teste di bambole ognuna con la propria personalità con le quali dialoga. Incontrerà in seguito i suoi vicini di casa: anche loro due fusi di testa, ma guarda che culo! Sono immaginari pure loro? O sono davvero i suoi vicini di casa? L'irrazionale diventa salvezza dalla solitudine e dalla paura? Chissà. Il resto non ve lo spoilero.

Spoiler: sotto la parrucca bionda e gli occhiali da sole c'è Jeff Bridges ma è morto.

La piccola Jodelle è bravissima nei suoi monologhi e riesce a rendere le teste di bambola dei quasi-personaggi, Bridges ce lo si gode poco da fattone ma si gode, mentre gli altri personaggi sono troppo enigmatici per volerli dipingere in altro modo. C'è da dire che non succede praticamente niente tutto il film, mi chiedo cosa c'era nei fogli della sceneggiatura ( Gilliam va bene tu ora qui Jodelle fai tipo un po' la pazza, non so, vedi tu Jodelle: ok! Bridges: ma io? Gilliam: ah si... in questa scena... vediamo... uh ecco: sei morto). Il finale poi sembra oscillare tra il banalissimo e il geniale. Per il resto: panorami di campi di grano che sembrano mari in tempesta, deliri dilaganti ipervisionari e avvenimenti concreti quasi azzerati. Un fantasy grottesco con pennellate Horror qui e là. Intrigante però.




lunedì 26 settembre 2011

Taxidermia

Regia: György Pálfi
Cast: delle persone veramente brutte
Anno: 2006
Paese: Ungheria
Genere: Liquami per tutti


Ambientata in Ungheria, è la storia di tre generazioni di personaggi miserabili.

La prima: Morosgoványi è un soldatucolo che non può nemmeno sciaquarsi il cazzo in pace senza che il suo superiore lo vessi o lo costringa a compiti immondi. Per sfuggire a questa realtà vive di fantasie e sporadici incontri ravvicinati con pecoroni da monta.

Sorpreso a pene sguainato e immerso nell'acqua gelata della mangiatoia per maiali

E' un sessuomane e un voyeurista. E quando non è impegnato a farsi le seghe tra le assi di un capanno, talvolta eiacula fuoco. Finché un giorno, mentre sogna di ficcare con la moglie del capo, si ritrova in una vasca a ficcare con un porcello già sgozzato, non si sa in quale buco. Il capo non la prende bene.

Seconda: figlio illegittimo nato con coda di porco poi recisa, Kálmán scopre in tenera età il suo talento per l'abbuffata da competizione. Solo che nei paesi allora sovietici non si gareggia a hot dog. No, s'impugna la cucchiara e ci si abbuffa di brodaglie rivoltanti finché uno non muore. I sopravvissuti celebrano la sopravvivenza vomitando il tutto in una vasca comune.
Diventato presto un megaciccione sìinnamora di una megacicciona e la vuole sposare. Solo che alla festa di nozze lei ficca con un altro megaciccione. Da lì in poi è una gran pioggia di adipe per tutti.

Terza: Lajoska fa l'imbalsamatore. Impaglia orsi, alci, licaoni e qualche ratto di fogna. Nel tempo libero chiede alle commesse dove fa la spesa se vogliono uscire con lui. Loro di norma rispondono: ha moneta? Frattanto suo padre, il panzer di prima, a furia di mangiare merendine senza nemmeno scartarle è diventato Jabba the Hutt, ma senza figame interstellare che gli sculetta intorno. Ha anche dei gatti che vorrebbe ingozzare per educarli all'abbuffata da competizione, ma è talmente pingue che non riesce ad alzarsi dal suo scranno per cui deve chiamare il figlio per nutrirli. Solo che un giorno s'infamano a vicenda e il figlio se ne va per sempre. Poi il doppio finale da leggenda.

E non avete ancora visto l'ombelico




Pulp, molto pulp, pure troppo diceva Thomas Prostata:

Solo che in questo film non c'è solo sangue emmerda. Ci sono anche vomito, sperma, budella, sudore. Pensate a una roba che vi fa schifo e qui la troverete. E' un film mostruoso, ributtante, a tratti insostenibile. Perché costringe a fare i conti con la bestialità e le secrezioni dell'essere umano. E chi non prova un po' di empatia per questi disgraziati, è uno che non voglio assolutamente conoscere.

Gli attori = tutti esteticamente impresentabili.
Le musiche = urla e suoni dal limbo.
Il film = un viaggio nella carne da cui vorremmo separarci.

Astenersi cazzofobiche e gente a cui piace mangiare zuppa di fagioli mentre sta davanti alla tv. Gli altri sono inscusabili.



Giudizio critico: ***/

lunedì 12 settembre 2011

Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans

Regia: Werner Herzog
Cast: Nic LaGabbia, Eva Mendes, Val bimbociccio Kilmer e X fottuto Zibit
Anno: 2009
Paese: USA
Genere: Drammone cervicale


Tenente della polizia distrettuale di New Orleans, Terence McDonagh (LaGabbia) è un uomo in declino fisico, dedito a coca, puttane e scempiaggini varie. I colleghi lo compatiscono. I genitori bevono come spugne. Il capo gli ansima sul collo (e mangia pesante). L'unica nota positiva nella sua vita è una mignoz di nome Frankie, che lo accudisce e gli fa compagnia quando si tira la bamba.


Nic in uno dei rari momenti del film in cui sembra fare il suo lavoro
(in realtà sta convincendo un giocatore di football a perdere una partita su cui ha scommesso)


Quando non è impegnato a rovinarsi, indaga sull'esecuzione sommaria di una famiglia di senegalesi, tutti caratterizzati da nomi improponibili, tra cui Mamadou Dioukhane. Di mezzo ci sono questioni di droga e pizzi mai pagati. Il caso tra l'altro è di quelli spinosi. C'è un nigga di nome Big Fate (Xzibit) che è chiarmente il colpevole, ma ha scagnozzi che non aprono bocca e avvocati che spaccano il cazzo.


Xzibit alle prese con altri personaggi epici del cinema


Frattanto Nic scommette del gran grano su partite di football collegiale. Perde sempre e pur di non pagare i debiti fa altre scommesse sulla fiducia. Il suo allibratore smette di fargli credito proprio quando un pesce grosso a cui ha pestato i piedi gli manda dei malavitosi muniti di lanciafiamme a casa. 50mila dollaroni entro due giorni o bruciamo la casa e stupriamo la donna, dicono.
Lui porta via la donna dalla casa e pensa di aver preso due piccioni con una fava. La mette in casa coi genitori beoni e lei si piglia a unghiate con la madre.
Ma a lui non frega un cazzo delle unghiate perché nel frattempo arrivano altri malavitosi mandati da un pesce ancor più grosso a cui ha pestato i piedi. Sono i fottuti federali che gli ritirano il ferro e gli dicono che non farà più il detective. Infatti il capo, per punizione, lo manda al reparto dove stipano la droga appena sequestrata.


Nic che ringrazia la madonna dopo aver saputo di essere stato trasferito nel nuovo reparto


In tutto questo gran pestare di piedi, Nic cerca di mettersi in affari col nigga dominante. Soffiate per dollaroni, gli propone. Il nigga accetta e poi finale epico in cui Nic si redime, ottiene l'ennesima promozione e avrà sempre più soldi per la bamba.



Più che un remake dell'omonimo film di Abel Ferrara con Harvey Keitel, ne è quasi una grottesca parodia, dice il mio padre putativo Morando Morandini. E come dargli torto?
Herzog si fa beffe dei suoi personaggi scendendo con la camera ad altezza marciapiede, dove ramarri e altri animaletti dubbiosi contemplano il passo arrancato del cattivo tenente. E Nic non si limita ad arrancare. Si torce, zoppica, si accascia, poi gattona, poi si rialza ed è una maschera di dolore e sprezzo per il mondo che lo circonda. Fa tutto cagare. Niente ti merita Nic, a te che la più nobile cosa che fai per tutto il film è quasi strangolare una vecchina rompicazzo che si rifiutava di darti le informazioni che cercavi.
Gli altri personaggi scompaiono, Xzibit quel babbo di cazzo più di tutti. Eva Mendes figona ma non basta. Val Kilmer sfoggia la sua uanza per un paio di scene e poi l'oblio. C'è solo Nic al collasso fisico ed emotivo, e tanto vi basti.



Giudizio critico: ***

domenica 4 settembre 2011

The Snatch



Furti di diamanti grossi come un cazzo di pugno, ladri con quattro dita, boxe clandestina, zingari irlandesi, cani, gangster che allevano maiali per fargli mangiare gli stronzi che eliminano, kazaki cazzuti, nigga ciccioni, nigga magri e stupidi, ebrei, scummess'.
Uno che sta all'oscuro di tutto dirà "no, non è possibile che ci sia tutto questo in un film". Invece è proprio così. Il signor Ciccone (al secolo Guy Ritchie), caca fuori uno di quei film culto che non ti stanchi mai di riguardare: il cast ti fa bagnare solo a leggerlo. Benicio del Toro. Brad Pitt. Jason Statham. Vinnie Jones. Dennis Farina. Rade Serbedzija (CHI???? Lui cazzo!). I personaggi trasudano epicità, i dialoghi sono primizie che farebbero togliere il cappello a Tarantino.
I babbuzzi che si sollazzano tirando fuori battute dai film con gli amici ad ogni piè sospinto (cioè mediamente 30 volte a sera), con The Snatch hanno trovato la loro Eldorado. E io, porco cu, sono uno di loro.

Trama in soldoni
Frankie 4 Dita ruba a degli ebrei di Anversa un bel po' di diamanti, tra cui uno che è grosso come il testicolo di un toro. Fa scalo a Londra per piazzare le pietruzze di poco conto prima di tornare dal Cugino Avi con il pezzo grosso. Ma ha fatto i conti senza l'oste, perchè Boris Lametta, o se preferite Boris Schivapallottole, un Kazako che a quanto pare è anche un highlander dato che non lo ammazzi neanche con il bazooka, vuole farsi il diamantone. Nel frattempo Turco, felice impresario di boxe clandestina, manda il suo assistente pigmeo a comprare una roulotte dagli zinghi. Con gli zinghi però hai 2 problemi: non capisci un cazzo di quello che ti dicono (a proposito, doppiaggio in italiano geniale), e tendono a buttartelo nel tucul. E infatti...
Da qui in poi è un continuo appalesarsi di personaggi geniali: Mickey O'neal e la sua congrega di zinghi , Testarossa (un cattivo di quelli cattivi, mica un soft come Voldemort), Vinnie "TONY PALLOTTOLA AL DENTE" Jones e il suo cannone calibro 95, un supernigga esperto di guida rally e grosso come un leone marino. Delirio. Orgasmi cinematografici. E un Brad Pitt che fa vacillare anche il più convinto degli eterosessuali con quella fisicata tatuata e con una parlantina che rimarrà negli annali della storia del cinema (vedere per credere). Più tosto di un chiodo da bara.

Miglior film di tutti i tempi? No, ma se qualcuno mi dicesse "Johnny Boy, consigliami un film di quelli che non smetteresti mai di rivederti, che mentre lo guardi sei più esaltato di un preadolescente quando vede spuntare la prima peluria facciale", esisterebbe solo una risposta possibile.


lunedì 29 agosto 2011

Sembrava figo: Ladri di Cadaveri


Per davvero: sembrava figo. Uno guarda cast (Simon Pegg, Andy "Gollum" Serkis, Tim Curry e altri attori britannici assortiti) e regista(John Landis, uno che ha girato capolavoroni come i Blues Brothers e Il principe cerca moglie) e dice: menchia, e se lo spara. Gran cazzata.


Ispirata alla vera storia di Burke&Hare, Tramona storica: Nella Edinburgo di inizio '800, due anatomisti segaossa fanno a gara a chi seziona più cadaveri in nome della scienza. Uno di questi, scaltrissimo, consegna una lettera falsa al boia con su scritto che i cadaveri sono solo suoi. L'altro scienziato comincia a rosikare.
Nel frattanto due truffatori di bassa lega per caso scoprono che un vecchiardo, inquilino della locanda ignobile di proprietà della moglie di uno dei due, è stiantato. Decidono così di venderlo al dottore rosikante per dei gransoldi e notando che la cosa frutta continuano ammazzando Christopher Lee (che da sempre ha il grazioso vizio di fare camei inutili, Odino lo benedica).


Christopher il Metallaro.

Ma a un certo punto, precisamente nella scena in cui i due inseguono il classico barile rotolante per la strada, è l'inizio di un calando inesorabile che segnerà il resto del film (praticamente tutto) e che lascia una sensazione tipo: avete presente quando un vostro amico, più spesso conoscente e solitamente il più idiota e molesto, viene da voi vi racconta una cosa, a suo dire divertentissimissima, che gli è capitata l'altro giorno e lui comincia a ridere mentre voi no, e anzi avvertite un leggero fastidio nell'interno coscia? Ecco, John Landis in questo film è il vostro conoscente molesto. Gira le scene e se la ride, pensando Ammazza quanto sono figo con sto humor nero, faccio riderissimo. Invece fa schifo.

Sono riuscito a finire il film!

Landis, per carità, gli voglio bene: avesse fatto anche solo una poltrona per due, però sta roba è veramente insignificante. Attori (in alcuni casi attoroni) nemmeno malsfruttati, proprio NON-sfruttati, scenette da barzelletta inglese di serie Z sparse ovunque, trama che prende certe pieghe da dire MACCHECCAZZO! Piuttosto mettimi un primo piano di Tim Curry che fa le faccette per 90 minuti, mi diverto di più e sicuramente mi annoio di meno. Davvero un peccato perchè le premesse sembravano intriganti, la storia come i personaggi, l'ambientazione, le idee, l'insolita atmosfera; comunque ora si capisce perchè John Landis non ha fatto film negli ultimi 20 anni.

Lo dico? lo dico? lo dico: Sly e Ornella Muti erano più decenti di sta roba, davvero. Boh non so facciamo finta che sto film non sia mai esistito e che Landis sia ancora un regista anni '80 che non fa più film.

Dai basta parlare di sta merda e consoliamoci con Christopher Lee che ci mostra la sua passione per il Metallo Epico:


Vi sfido a trovare un altro signore inglese di 90 anni che sia così epicamente TRASH! amiamolo tutti assieme, gioendo nel contempo del tizio che suona una spada finta e degli sfondi fantasy fatti con paint.


mercoledì 13 luglio 2011

La Strategia di Adam

Regia: Scott S. Anderson
Cast: Josh Henderson, Jenna Dewan, Jesse Heiman
Anno: 2009
Paese: USA
Genere: Commediola


Studente modello in una scuola catto-regressista e frontman di una band blandamente acclamata da famigliari e amici intimi, Adam è stato piantato dalla ragazza sulle di cui foto ha sborrato per una vita. Cambia strategia in amore (da qui il geniale titolo), per conquistarle tutte basta fare lo stronzo.
Problema: becca l'unica sfigata che nel 2011 vuole restare vergine fin sull'altare, e forse oltre. Ricambia strategia e si finge irreprensibile. Riesce così a strapparle un limone, poi un altro, poi una spremuta di quelle potenti.
Ma tutti hanno uno scheletro nell'armadio. E il suo è uno scheletrone mica da ridere, si chiama voja de scopa'. Gliela palesa in un ristorante extra-lusso (in cui invero non voleva mangiare, gli serviva solo una cornice adeguata alla dichiarazione). Lei s'intristisce e scappa.
Nel frattempo il di lei ex torna alla carica. Ovviamente è spregevole dentro e spala merda su Adam. Stronzi di cane di proporzioni bibliche. La tipa ci casca e se lo porta al ballo.
Ma qui Adam tira fuori l'asso dalla manica. Suona con la sua band un nuovo pezzo più appiccicoso di una Cherry Coke. Parte il piano, la telecamera si fa strada tra la folla che si apre manco fosse il Mar Rosso con Mosé. Lei è al bancone dei drink che sta prendendo limonata. Il cerchio si chiude. Applausi a scena aperta per i due che tirano fuori diversi metri di lingua sul palco. La suora è gaudente ma li tiene d'occhio. Non si copula nemmeno a sto giro.


Basterebbe la scena finale a testimoniare la viltà di questa commediola per adolescenti frustrati. Ma arrivandoci col fiato corto, dopo quasi novanta minuti di boiate diffuse, si rischia quasi di doversi costituire parte civile. Dove finisce l'ingenuità di chi guarda e dove comincia la furbizia di chi dirige? La risposta sta probabilmente nelle scelte della costumista, imbevibili.




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